Vincitore concorso Polizia di Stato
Mostra documentaria Istituto della Resistenza
Egregio Professore/Professoressa
questo Istituto (Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”), unitamente a Bagnolifutura, e con la collaborazione della Soprintendenza Archivistica della Campania, del Circolo Ilva, ed il patrocinio del Comune e della Provincia di Napoli, nonché della Regione Campania, ha curato la realizzazione di una mostra documentaria dedicata alla storia dell’Italsider, la più grande industria meridionale, in vita fino a qualche decennio fa, dal significativo titolo “La memoria d’acciaio”.
Nelle intenzioni di chi ha a cuore il patrimonio di conoscenza, coscienza e civiltà rappresentato dal lavoro e dalla fabbrica, con ricche e importanti implicazioni sulla vita del quartiere flegreo e della città, la mostra (e le iniziative collegate) vuole costituire il primo passo di un percorso che contempli un grande evento celebrativo del centenario (1910-2010) della nascita dell’Ilva (poi Italsider), l’istituzione di un apposito Museo del Lavoro per il quale è in via di costituzione idonea corrispondente Fondazione.
La mostra, naturalmente gratuita, sarà aperta fino all’11 aprile, dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle 14.00 fino alle 17.00 dal lunedì al venerdì (il sabato mattina solo per le scuole su prenotazione), nella sede dell’Archivio Italsider, in via Coroglio 49.
Avremmo piacere che i suoi alunni potessero visitare la mostra che rappresenta una testimonianza importante della vita di un’intera città.
Per prenotare le visite occorre rivolgersi all’Istituto Campano (081/621225).
La ringraziamo per l’attenzione che vorrà prestare alla nostra iniziativa.
Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età Contemporanea “Vera Lombardi”
L’OTTAVO GIORNO
L’OMOLOGAZIONE RASSICURA, LA DIVERSITÀ SPAVENTA
Categoria: Osservatorio Adolescenti
Data: 01/03/2010
Grazie al film “L’ottavo giorno”, gli studenti del Mercalli si sono immersi nel complesso mondo della diversità, scoprendo dolcezza e semplicità.
Di Annamaria Franzoni
Attraverso una trama drammatica, ma sempre sul filo della dolcezza e della semplicità dei sentimenti il regista Jaco Van Dormel ha condotto il gruppo degli allievi del Liceo Mercalli in un’altra esperienza nel mondo complesso della diversità talvolta negletta, talvolta foriera di processi di crescita e di liberazione, come nello splendido film “L’ottavo giorno” del 1996 (nella foto, un frame).
Le vite di Harry, impegnato e stressato uomo d’affari di grande successo e di Georges, down fuggito dall’istituto che lo accoglie da quando ha perso la mamma, si intrecciano per un fortuito caso e mentre Harry fa sempre “ciò che si deve come si deve”, come la società gli impone, Georges fa “quello che vuole, come vuole”. Pertanto in questa trama fantasiosa e spesso irreale è l’emarginato, che aiuta l’integrato a cambiare e a liberarsi.
Alla fine della proiezione l’emozionalità è stata altissima perché il film ha toccato il vissuto di alcuni che, a fatica, tra sospiri e lacrime ci hanno offerto la loro splendida esperienza vissuta con persone down, della quale come Harry si sono arricchiti. Ognuno ha raccontato una storia: quella di A. di 22 anni e quella di C. di 14 anni sono state particolarmente commuoventi e hanno consentito di offrire un’esperienza di amore grande a tutto il gruppo riunito in cerchio, all’interno del quale anche chi non li conosceva li ha adottati come amici da cui apprendere l’amore, quello vero, puro e incondizionato.
Le riflessioni più belle si possono così riassumere: il mondo per loro è un splendida fiaba, il nostro mondo è imperfetto per la loro purezza! L’irrealtà del mondo che li caratterizza li porta a dover essere isolati e nel loro isolamento non provano odio, anche quando sono emarginati e rifiutati.
Dalla loro purezza, dalla loro semplicità quanto potremmo imparare! Forse per questo Dio riservò un giorno a parte per la loro creazione?
Gli aspetti onirici del film sono risultati suggestivi, anche se inizialmente sono apparsi “strani”, ma poi nel corso della discussione sempre più “comprensibili” ai ragazzi, che hanno apprezzato moltissimo sia il testo cinematografico che le scelte del regista: la metafora della creazione del mondo, rivista in apertura del film da Georges e nel finale da Harry; il topo che canta l’opera, così come la scelta del ricorrente motivo popolare di Luois Mariano, il suo idolo messicano che si esibisce sul cofano dell’auto o altrove a mezz’aria, che inneggia alla figura materna , la sola che aveva dato a Georges amore incondizionato.
Molto abbiamo anche riflettuto sul manager, tanto attuale, che insegna agli aspiranti dirigenti della banca come convincere il cliente, facendogli apparire di essere uguale a lui, sorridendo sempre e soprattutto imitandolo persino nei tic, oltre che negli atteggiamenti e nel linguaggio.
L’altro si sente rassicurato nell’omologazione, teme il diverso!
Dal nostro circle time è, in conclusione, emerso che “se l’anormalità ci contagia, la normalità si avvantaggia” perché la arricchisce e la migliora con un apporto di genuinità , semplicità e ci aiuta ad uscire da mondi falsamente ovattati e lontani dai reali bisogni dell’essere umano, sempre più presenti nell’attuale società.
(Fonte foto: Rete Internet)
Autore: prof.ssa Annamaria Franzoni
FIGLI DI UN DIO MINORE
Parlare della sordità come una diversa abilità e non come una disabilità.
Di Annamaria Franzoni
“Figli Di Un Dio Minore”, il film drammatico dell’allora esordiente regista R. Haines, sensibile e intenso, ha parlato al cuore degli adolescenti / spettatori del liceo Mercalli sia per la sua capacità di presentare la sordità, davvero come una “diversa abilità” e non come una “disabilità”, sia per l’efficacia della sua trama coinvolgente e per la simpatia che James e Sara hanno stimolato nei giovani allievi.
Nel corso della raccolta delle riflessioni, che seguono quelle dei giorni passati su “Rosso come il cielo” (VEDI), Luca ha sostenuto che questo film è stato coinvolgente e toccante, poiché ci ha fatto riflettere su come si può amare una persona, nonostante ci sia una diversità, l’ importante è che essa non prenda il sopravvento e si trasformi in un limite.
Per Ciro ha costituito la possibilità di riflettere sulle condizioni di vita delle persone non udenti e di quanto sia lontano da lui “il mondo del silenzio”. Ha pensato a come la sua giornata sia scandita dai suoni: dalla sveglia del mattino, al telegiornale mentre si prepara,alla voce della mamma, ai clacson e ai rumori delle macchine mentre raggiunge la scuola, alle parole dei professori e dei compagni a scuola, al caos dell’intervallo. Ha ricordato la casa invasa da voci e suoni: alla televisione accesa l’intera giornata, alle parole scambiate con gli altri, al telefono che squilla. Il pensiero di una vita senza suoni lo impaurisce.
Inoltre è stato anche sottolineato che la società moderna pur facilitando la vita dei non udenti attraverso le tecnologie, si è, tuttavia, allontanata da queste persone affidando solo ad ausili tecnologici il compito di avvicinarli al nostro stile di vita, ormai sempre più distante dal loro.
Roberta, infine ci ha offerto la sua emozione di dispiacere provata quando Sarah, si è sentita non accettata da James nonostante egli ritenesse di fare il massimo per accoglierla con la sua difficoltà.
Con diverse parole e tra una riflessine e l’altra abbiamo infine condiviso il pensiero che l’amore , la tenacia e la costanza riescono a superare , anche se talvolta con grandi sofferenze , ogni difficoltà e su questa riflessione ci siamo salutati in attesa del prossimo appuntamento dei Mercoledì di scuole aperte al Mercalli.
Autore: prof.ssa Annamaria Franzoni
NEL MONDO DELLE DIVERSE ABILITA’
NEL MONDO DELLE ‘DIVERSE ABILITÀ’
Categoria: Osservatorio Adolescenti
Data: 15/02/2010
Non è affatto vero che i giovani sono insensibili nei confronti di chi ha “diverse abilità”. Come sempre succede, per capire l’altro occorre un intervento serio e intenzionale. In questo, la Scuola è insostituibile.
Di Annamaria Franzoni
Lo scorso Mercoledì, nel laboratorio di Scuole Aperte al Mercalli, ci siamo lasciati con il gioco, a metà strada tra una sorta di role-playing ed un dibattito, svolto dalle operatrici del C.I.S.S. (Cooperazione Internazionale Sud Sud).
Le dott.sse Alessia Agrippa e Tilde Molaro, infatti, attraverso un’attività dinamica e partecipativa, hanno fornito ai nostri allievi semplici strumenti per rapportarsi in modo equilibrato e responsabile con le diversità. Il gioco proposto ha aiutato i partecipanti a far emergere stereotipi, preconcetti e pregiudizi che talvolta ci impediscono di incontrare realmente l’altro.
Durante l’incontro di questa settimana sono partita proprio da quei dubbi, da quegli interrogativi e da quelle incertezze per stimolare una riflessione collettiva ed individuale sul tema del pregiudizio e della discriminazione legata alla diversità fisica o meglio alla “diversa abilità” nel corso del laboratorio di riflessione che ha fatto seguito alla visione del film “Rosso come il cielo” di Cristiano Bortone (2005, ITA) .
Il film è ambientato negli anni ’70 e racconta la storia di Mirco Mencacci, un bambino appassionato di cinema, che per un fatale incidente perde la vista, ma non la sua passione per il cinema, tanto che, nonostante le avversità dei tempi a ricevere un’istruzione adeguata, riuscirà a diventare uno dei più rinomati esperti del settore del cinema italiano.
Mentre scorrevano i titoli di coda e le emozioni dei giovani spettatori erano elevatissime, li ho invitati a restare un po’ al buio e, dopo essersi disposti in posizione di circle time , a chiudere gli occhi. Intanto potevano sperimentate la loro capacità tattile passandosi di mano in mano tavolette braille, schede didattiche per bambini non vedenti , un sillabario braille e altri materiali di lettura , scrittura , disegni a rilievo.
Quando abbiamo acceso le luci abbiamo tirato fuori le emozioni più belle , legate a mondi ignorati e sconosciuti: è emerso principalmente che il non vedente non è un cieco, ma una “persona” con abilità diverse; anzi , testualmente , “non è lui ad essere diverso”, ed ancora è stato sottolineato che questa storia ci insegna quanto sia in dispensabile lasciare all’educando la libertà di comunicare nel modo in cui egli ritiene giusto.
Sulle foglie dell’abituale Albero delle emozioni, intanto, prevalevano la tenerezza, il dolore la rabbia, la speranza, il dispiacere, ma come sempre la speranza!
Autore: prof.ssa Annamaria Franzoni
Giorno e notte
“Educa i ragazzi col gioco, così riuscirai a scoprire l’inclinazione naturale”
(Platone)
